Presentazione scritta in occasione della mostra “Del colore, della forma, ed altre visioni. Le in-solite rappresentazioni dell’ovvio, l’alternativa del viaggio quotidiano” di Gianluca Bernini (13-27 giugno 2009 – Galleria 360°, Via Nazario Sauro 5, cortile interno – Parma)
a cura di Sarah Bernini presidente dell’associazione Artès
Questa personale è un piccolo excursus di quello che è il repertorio di immagini di Gianluca Bernini, che parte da alcune foto degli anni ’80-’90 (pochissime rispetto al materiale effettivamente stampato a partire dagli anni ’70 in poi e già messo in mostra negli anni) ad oggi.
Un percorso che ha come fil rouge il puro colore, fino ad arrivare all’astrazione, ma sempre con un rimando al reale. Un’esposizione che è puro piacere per gli occhi, un gioco cromatico che talvolta è allegro e gioioso e alle volte, invece, ha un non so che di malinconico.
Si comincia con alcune foto della serie di immagini scattate a Parigi in più occasioni e in diversi viaggi, in cui le forme e i colori di architettura urbana antica e contemporanea si intrecciano in prospettive azzardate, in movimenti veloci, in relazioni tra la presenza umana e un’architettura quasi pittorica.
Si passa quindi alle foto più intime dei “cappelli”, immagini famigliari di gioco tra una madre e una figlia, per poi passare alle geometrie architettoniche della città di Parma.
A questo punto il salto: si passa all’oggi, a strutture stravolte, rese puro colore, forme astratte, sia spigolose che ondeggianti e fluttuanti, per poi muoversi tra le pareti scalcinate di una casa piena di rampicanti – secchi d’autunno, lussureggianti d’estate – che ricorda tanto delle atmosfere alla Tim Burton, con colori carichi, sia acidi che malinconici.
Successivamente ci si trova inondanti sempre di colore, piante e fiori caricati al massimo con viraggi molto intensi, che li rendono pure macchie colorate, quasi da cromoterapia, con un passaggio dalle tonalità più fredde a quelle calde.
Per poi ritrovare i luoghi di tutti i giorni, quelli che si incontrano lungo la strada da casa al lavoro, case un po’ a pezzi, cartelloni stradali, cantieri con le loro recinzioni arancioni che lasciano intravedere le strutture da ricostruire e rimettere in piedi, alberi rinsecchiti e molto altro..nuove visioni di qualcosa di assolutamente banale e che proprio per questo ci risultano strane attraverso il filtro dell’occhio meccanico della macchina fotografica e della rielaborazione digitale.
Un modo come un altro per farci capire che troppo spesso diamo la nostra vita quotidiana per scontato..basterebbe cambiare ottica, punto di vista, per scoprire nuove angolazioni e quindi nuove forme della realtà.
Un gioco gioioso per l’occhio e per la mente.
Ma anche un modo per capire che vi sono sempre nuove “cesure” da affrontare, ogni giorno. Non occorre andare a vivere in un luogo lontano per poi tornare e vedere tutto con occhi diversi. Basterebbe pensare che la nostra visione delle cose non sempre è l’unica possibile. A quel punto un mondo ricco di immaginazione, un mondo ludico quasi bambinesco, ci aprirebbe di nuovo le sue porte.
Sarah Bernini
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Personalmente ho avuto la possibilità di conoscere l’arte di Upui attraverso i primi numeri di “Athame” (il bollettino del Circolo dei Trivi), nel 2002 circa, quando pubblicò diversi articoli sulla sua stregoneria istintiva e diversi disegni. Inoltre, essendo iscritta ad alcune mailing-list a cui era iscritto anche Nicolò, leggevo i sogni che inviava ai vari gruppi e guardavo con interesse gli schemi che ne scaturivano, pensando, all’epoca, che fosse una donna..il dubbio mi è rimasto a lungo perché i suoi scritti erano ambigui dal punto di vista della sua vera identità. Comunque, quando recentemente, nel 2006, mi ha contattata per proporsi come collaboratore di Labrys, sapevo già chi fosse dal punto di vista artistico e magico e avevo letto diverse cose nel suo sito, riguardo la sua storia, i ricordi su Gualina, gli schemi di pratica disegnati su carta e le incisioni su rame e nel frattempo avevo intuito quale fosse la realtà circa il suo essere uomo con ricordi di donna.
Reputo il percorso spirituale di Upui e la sua arte originali per diversi motivi. Intanto perché il nostro autore proviene da un percorso cattolico, voleva addirittura entrare in seminario, e – proprio dopo una particolare attività per il Gris di Torino, oltre che nel CUN, il centro ufologico nazionale – è arrivato al sentiero della Dea. In più perché la sua arte unisce il fascino dei grimori rinascimentali allo stile più fumettistico – e lo dico in senso positivo – un tipo di comunicazione più contemporanea, simpatica ed ironica.
Quando nel 2007 con Andrea Armati abbiamo potuto conoscere e incontrare direttamente Nicolò, ci siamo convinti a maggior ragione di quanto fosse importante scrivere riguardo la sua arte, anche per l’originalità dell’autore, per il suo credere profondamente in ciò che vede e sente nei suoi rituali (per quanto non pretenda di essere creduto per forza), quindi per il suo misticismo e anche per la sua fiducia in noi, nonostante ci conoscessimo relativamente da poco.
Personalmente mi sento di parlare di Upui come di un artista-medium in quanto egli stesso dice che è la sua “non mano” (ovvero quello della strega Gualina) a creare gli schemi sotto la guida degli spiriti amici e della Dea. Egli è, a mio parere, un tramite dell’ispirazione Divina o, per lo meno, di quello che per Upui è il Divino.
Quella di Nicolò, quindi, non è arte in senso stretto ma arte esoterica. Upui non è del tutto consapevole quando crea, questa è la sua caratteristica principale. E’ come se durante i rituali entrasse in trance e avesse visioni di riti e celebrazioni con la Dea (che egli si vede attuare come donna) e gli Spiriti grazie ai quali comprende delle “leggi” esoteriche e magiche che poi riporta nelle sue opere (disegni e incisioni su rame). Quindi la cosa importante è far capire come l’arte possa diventare veicolo del mondo dello spirito e del contatto tra l’uomo e il Divino.
Per chi mi chiedesse in cosa consista l’originalità della pratica di Nicolò, risponderò che a mio parere consiste nell’essere molto spontanea e istintiva e nel non appoggiarsi a cose già preconfezionate da altri e quindi di essere veramente originale. In nessun libro di Wicca o di